AGRICOLTURA CATANESE E SICILIANA IN AFFANNO PER IL COVID 19: Le riflessioni del Presidente di Confagricoltura Catania Giovanni Selvaggi

IL DOTT GIOVANNI SELVAGGI

Diamo corso  da oggi  e periodicamente a una serie  di interviste e servizi nei vari comparti  economici  certamente frustrati dalla  Pandemia. L’agricoltura per noi siciliani è al primo posto e quindi iniziamo da Confagricoltura Catania con una intervista al  Presidente Dott. Giovanni SELVAGGI . 

LEI E’ PRESIDENTE  DI CONFAGRICOLTURA  CATANIA  E IL COMPARTO, COME  TANTI ALTRI , STA  SOFFRENDO  DELLE  CONSEGUENZE CHE LA PANDEMIA HA  CAUSATO:

L’agricoltura è in difficoltà e sta subendo un colpo le cui conseguenze si stanno cominciando a manifestare in tutta la loro gravità. A livello occupazionale stiamo riscontrando una grande carenza di manodopera. Questo è un problema sia per gli imprenditori agricoli, che non possono procedere alla raccolta dei prodotti, sia per le tante famiglie di braccianti che potevamo contare su uno stipendio. La manodopera straniera è assente, i locali lavorano con grandi difficoltà e si trovano ad affrontare perfino nuovi costi per andare al lavoro. Non potendo più viaggiare insieme, l’obbligo di utilizzare un proprio mezzo diventa una spesa addirittura pari o vicina al guadagno di una giornata di lavoro. Un esempio pratico: lavoratori come potatori o raccoglitori, che devono percorrere un centinaio di chilometri al giorno per recarsi in un agrumeto, si trovano a spendere una cifra che incide pesantemente sul suo compenso. Chi fa potatura lavora, per il rispetto della distanza sociale, su un albero solo e non più con il supporto di altri due lavoratori, dunque la produzione di fine giornata fatalmente diminuisce. Se a questo aggiungiamo il costo delle mascherine, per le quali si è scatenato un mercato incontrollato e con prezzi spesso esorbitanti, il quadro è completo. Noi imprenditori agricoli facciamo quel che possiamo, ad esempio con l’ente bilaterale Ebat Ciala abbiamo stanziato un contributo di 40 mila per aiutare i lavoratori a raggiungere i luoghi di lavoro in sicurezza.

COME HA VISSUTO L’AGRICOLTUTA CATANESE , PROVINCIALE E  SICILIANA  IN GENERALE, QUESTA CRISI DELL’EMERGENZA  CORONAVIRUS ?

A differenza di altri settori, nel nostro si lavora all’aperto, sempre utilizzando le mascherine e i guanti usa e getta (che comunque in agricoltura vengono utilizzati sempre). Per tutto quello che il comparto sta affrontando e dovrà affrontare auspicavamo una risposta molto più concreta in primis da parte del Governo nazionale. Abbiamo chiesto solo una maggiore attenzione per l’accesso al credito e per avere ciò che ci spetta e invece abbiamo sentito solo proclami e assistito al varo di misure zeppe di adempimenti burocratici umilianti e spesso impossibili da adempiere solo per ottenere danaro in prestito”.

Riguardo alla stagione estiva e al sicuro aumento delle temperature, Selvaggi ha affermato, “ci apprestiamo a passare dalle piogge, a volte violente, di questa primavera ad un caldo torrido. Noi che dobbiamo irrigare e ci aspettavamo di essere esonerati almeno dal pagamento dell’Iva, auspicavamo di avere le misure a superficie pagate, auspicavamo che i danni del 2018 in seguito alle alluvioni venissero pagati già a marzo e invece siamo a maggio e c’è un rimpallo tra la Regione Sicilia e la protezione civile per sapere chi deve istruire e pagare queste pratiche”.

2) COSA  SERVE ALL’AGRICOLTURA LOCALE PER USCIRE, O QUANTO MENO PER CONTENERE I DANNI SUBITI ?

Serve liquidità per le imprese agricole e serve subito e senza troppe scartoffie. Al momento abbiamo ricevuto solo parole, promesse di prestiti e nulla di concreto. Qualche giorno fa è stato dichiarato lo Stato di crisi dalla Regione per il nostro settore. Bene, benissimo ma con quella dichiarazione non mangiamo. Il Governo aiuti l’agricoltura esonerandoci dall’Iva sugli acquisti di energia, carburanti, mezzi agricoli e su quanto serve al nostro comparto per continuare a produrre senza essere affossato da costi, in questo momento storico, insostenibili. Servono finanziamenti agevolati veri e di lunghissimo periodo non prestiti da restituire in tempi brevi e con tassi non adeguati ad una crisi mai vista prima. Servono inoltre i fondi dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) spettanti agli agricoltori per le misure a superfice e poi garantire un più semplice accesso al credito. Semplificare l’accesso al credito era una delle richieste pre – coronavirus. Adesso oltre a essere semplice l’accesso al credito deve essere vantaggioso e deve essere lo Stato a garantire che questo accada. Abbiamo chiesto e chiediamo anche la reintroduzione temporanea dei voucher. C’è difficoltà a far venire in Italia i collaboratori storici provenienti prevalentemente dall’Est Europa. Con i voucher noi diamo la possibilità ai cittadini italiani, che magari sono senza lavoro, di farlo nelle aziende agricole. L’impalcatura normativa non è semplice ed è per questo che abbiamo chiesto, solo temporaneamente, solo per l’emergenza coronavirus, la reintroduzione dei voucher. Infine, mi lasci dire che è necessario sottolineare soprattutto in questa fase il ruolo degli agricoltori che si curano di dare da mangiare a tutti. La produzione non è venuta a mancare e non verrà mai meno. Penso sia doveroso un ringraziamento a tutti gli agricoltori.

3)QUALI SONO I PUNTI DI FORZA DELL’AGRICOLTURA CATANESE ? E  SE CI SONO, QUALI IDEE INNOVATIVE POTREBBERO ESSERE PERCORSE PER RAVVIVARE IL COMPARTO,AMPLIANDO IL SETTORE STESSO CON NUOVE  COLTURE ?

oltre ai settori tradizionali su cui comunque si sta innovando,Noi di Confagricoltura Catania abbiamo sostenuto sin dall’inizio il progetto della azienda siculo-canadese Canapar che produce Canapa industriale: abbiamo sostenuto l’iniziativa mettendo a  disposizione i nostri tecnici e le nostre strutture sul territorio perchè l’innovazione sostenibile è nel DNA di Confagricoltura. Anche una  delle mie aziende, con caratteristiche adatte alla coltivazione  di canapa è parte di questa iniziativa che puo’ restituire ai proprietari  di fondi che coltivano in rotazione una ulteriore possibilità di coltivazione senza snaturare l’identità culturale e colturale del nostro territorio 

4) PER QUANTO RIGUARDA I CONTRIBUTI E I FINANZIAMENTI  PAC EUROPA QUALI SONO , ALLA LUCE  DI QUANTO ACCADUTO, LE  NUOVE ESIGENTE, STANTE  CHE LE ESIGENZE  ORDINARIE ESISTEVANO ANCHE PRIMA DELLA PANDEMIA ?

A Bruxelles non c’è una piena consapevolezza del fatto che il Covid-19 stia incidendo anche nel settore agroalimentare e che sia necessario, non solo confermare i fondi del Politica agricola comunitaria – per la quale si parlava di un ridimensionamento prima dello scoppio della pandemia -, ma addirittura rinforzarlo. A livello di Commissione Europea si fa fatica a capire che questa crisi sta intaccando in modo serio una fetta importante di mercato, come quello della ristorazione, delle pizzerie, dei bar e degli alberghi, che per il comparto agricolo vale un quarto del mercato.

5) COSA  SI ASPETTA  DALLA  RIFORMA DELLA PAC, CHE PERALTRO  DOVEVA GIA’ ESSERE ESITATA CON MODIFICHE  MIGLIORATIVE  PROPRIO QUEST’ANNO ?

Le risorse messe dall’Europa nel settore agricolo al momento sono ancora troppo poche e chiediamo uno sforzo ulteriore. La UE deve essere veloce a dare risposte concrete ai bisogni delle imprese, altrimenti tante aziende non potranno ripartire. Ci aspettiamo una Pac finanziata al pari di quella attuale o semmai con qualche piccolo aggiustamento, perché immaginare dei tagli alla Pac e alle politiche di coesione sarebbe veramente un delitto.

 

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