Il porto di Catania: nuove prospettive di sviluppo al servizio dell’economia

Cosimo  Indaco e  l'ammiraglio De Michele

Cosimo Indaco e l’ammiraglio De Michele

di VINCENZO BARONE – La fortuna di una città sul mare e’ certamente anche quella di avere un buon porto. Infatti luogo di arrivi e partenze, scambi commerciali molto più di stazioni ferroviarie e aeroportuali,luoghi questi ultimi di passaggi veloci e “nervosi”; e allora un porto va valorizzato ed e’ proprio il caso di quello di Catania, per molti anni un po dimenticato e talvolta vittima di spartizioni politiche e nepotistiche, che a volte lo facevano apparire alla stregua di un tempio, dove la mattina molta gente del settore attendeva   favori e promesse piu’ o meno concrete, un popolo di postulanti ,in attesa in un qualche lavoro.

Il porto non può e non deve essere questo!Si capisce tuttavia che è anche un posto dove appunto molti cercano anche lavoro, sia pure precario,oggi come oggi in una Nazione dove i piu’ stanno sempre nel precariato,ma il porto deve fare da volano all’economia della città e deve dare impulsi non solo economici ,ma anche sociali ; e una  azienda, perchè il porto è una azienda, piu’ forte  è  e piu’ puo’ dare  lavoro a  chi  ne  ha  bisogno. Tempo addietro fu restaurato un vecchio ( ma bello ) caseggiato oggi denominato Vecchia Dogana, ma lo era davvero, con piazzette interne, che una volta erano fondaci, scale mobili, ascensori trasparenti, saloni e vari piani interni dedicati principalmente al food con decine di esercizi commerciali che fungono da ristoranti,( per tutte le tasche),bar, pasticcerie e altro ,nonché alcuni corner dedicati a parafarmacia e negozi di souvenir. A parte il normale boom dei primi mesi, non si può dire oggi che il successo del plesso abbia una continuità regolare ; ma a Catania e’un po’ così in diverse attività’ e cioè passato il momento ,tutto torna normale o spesso sub normale. Certo non e ‘questo che può smuovere l’economia del Porto, ma è già qualcosa.

La nuova darsena e’ invece il punto di snodo esatto,la  nuova  darsena  traghetti,sicuramente  l’opera  piu’ importante  di questi ultimi anni, al servizio del traffico Ro-Ro e per la  movimentazione dei containers:Catania  entrera’ di diritto nel traffico marittimo internazionale. La nuova darsena potrà ben contribuire alla modifica di assetti urbanistici esterni al porto stesso, anche appunto in funzione del progetto Istica che darà al centro storico un rinnovato quartiere nei pressi di Corso Martiri,molto vicino al porto stesso.Ma il porto  non è ancora  solo questo: L’azienda  Porto  deve  fare  sistema , un sistema  portuale  che  abbracci i porti della fascia  orientale  dell’isola, c’è Augusta vicino, buonissima per  il traffico containers per esempio, poi Pozzallo, Siracusa  e Ragusa, tutti porti che  si affacciano nel Mediterraneo e che  facendo  sistema appunto  col porto  principale  che  è e resta  Catania,  possono battere  la  concorrenza  di altri porti stranieri  dirimpettai.

Insomma il crocerista che arriva in nave o il piccolo crocerista che arriva in barca a Catania, deve trovare un porto accogliente , pulito, ordinato ancora prima di mettere piede in città sia nel centro storico che nella parte moderna di Catania ,che poi lo porterà a visitare la costa ionica o le pendici dell’ Etna e poi l’ escursione al vulcano con i mezzi della funivia dell’ Etna e le strutture della società stessa che sono all’avanguardia e portano su ogni settimana centinai di migliaia di croceristi:non possiamo non pensare al fatto che al porto non devono più esistere rottami di barche in giro, invasature abbandonate, vagoni ferroviari vecchi e depositi obsoleti della circumetnea.

Gia’ basta la corografia attuale che ha voluto in tempi non recenti un incrocio di binari, ponti, depositi ferroviari, dovuti la fatto che negli anni 30 la zona industriale di catania era alle ciminiere e ci voleva il trasporto su rotaia vicino e tante cose che oggi con l’evoluzione tecnologica e lo spostamento della zona industriale non servono piu’, ma cio’ non vuol dire che questo disordine logistico dobbiamo portarcelo fino al 3000. In ciò non basta solo l’ opera di restiling operata dalla nuova gestione, appena nominata, dell ‘autorità portuale che già negli anni 2000 , la medesima dell’allora  presidente Cosimo Indaco,oggi attualmente  commissario , con l’auspicio di una rinnovata Presidenza , operava gia’ bene e con competenza( ma appunto per questo duro’ poco , perche’ operava bene !), ma serve la collaborazione di tutti che devono aiutare il mangement a gestire la struttura con spirito di collaborazione nell’interese della cosa pubblica.

Il porto, a prescindere dal ruolo precipuo, deve essere anche un posto vip ,frequentato da tutti coloro i quali vogliono passare una serata diversa in un locale con vista sul traghetto che parte per Napoli, fare una passeggiata senza timore di stare al buio o di fare pessimi incontri, entrarvi in bicicletta e passeggiare in sicurezza per i moli ( già una iniziativa del genere si e’ svolta domenica scorsa con successo, ma non è la norma , mentre invece deve diventarlo !)Insomma serve subito un progetto condiviso con diverse istituzioni, Comune in testa,ma vedrei bene architetti e ingegneri al lavoro insieme ( e senza reciproche gelosie epocali), e la fattiva collaborazione delle municipalizzate.E facciamo presto per cortesia, evitando , ove possibile( ma se si vuole è possibile!!) di cercare di vedere a chi dare le nomine , se figlio del vento, o del diavolo o dell’acquasanta: Catania ha bisogno di svettare!

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